{"id":635,"date":"2026-09-30T07:44:20","date_gmt":"2026-09-30T07:44:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.premiomicheleserio.it\/?p=635"},"modified":"2026-10-21T09:55:23","modified_gmt":"2026-10-21T09:55:23","slug":"violet-il-diritto-di-pensare-e-agire-collettivo-pink-is-cool","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.premiomicheleserio.it\/en\/2026\/09\/30\/violet-il-diritto-di-pensare-e-agire-collettivo-pink-is-cool\/","title":{"rendered":"Violet. Il diritto di pensare e agire \/ Collettivo Pink is Cool"},"content":{"rendered":"<h1 class=\"wp-block-heading\">Londra, Novembre Gioved\u00ec 16, 1926<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 19:11.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 da due settimane che piove a dirotto, le strade sono umide, ogni tanto la figura di un poliziotto in pattuglia emerge dalla fitta nebbia mescolata al fumo del carbone bruciato nelle fabbriche e dei camini delle case. Le carrozze attraversano le strade bagnate facendo risuonare lo scricchiolio delle ruote e il rumore secco degli zoccoli dei cavalli sui ciottoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 19:30.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il mio cammino \u00e8 illuminato dalla luce giallastra e tremolante dei lampioni a gas. Quasi non ragiono pi\u00f9 a causa della stanchezza causata dalla lunga giornata trascorsa a lavoro. Lavorare per mio fratello minore \u00e8 svilente: William \u00e8 sempre stato cos\u00ec, privilegiato da tutti, in particolare da nostro padre, ma svogliato e terribilmente ozioso. Nonostante sia io a mandare avanti l\u2019agenzia di famiglia, nessuno ha mai una parola di riguardo nei miei confronti. Perch\u00e9 prendere in considerazione Violet Johnson, la povera segretaria dell\u2019impareggiabile detective William Johnson? Questo, forse, \u00e8 il pensiero di molti dei passanti che si trovano a girovagare per le strade di Londra, incuranti di manifesti come questo davanti ai miei occhi. \u201cRivendico il mio diritto a pensare.\u201d Un\u2019immagine di una donna in uniforme militare campeggia sul manifesto, ma non \u00e8 vestita come gli uomini al fronte: il taglio \u00e8 pi\u00f9 aderente, quasi rigido nel tentativo di imitare un\u2019autorit\u00e0 che le \u00e8 stata concessa solo a met\u00e0. Lo sguardo fisso davanti a s\u00e9, il mento sollevato con una fierezza che rasenta la sfida. La osservo per qualche istante, rallentando appena il passo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 19:32.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 qualcosa di stranamente familiare in quella rigidit\u00e0, in quella posa studiata per apparire incrollabile. Forse perch\u00e9 anch\u2019io, in fondo, passo le mie giornate a fingere una forza che non mi appartiene oggi ho riordinato pratiche fino a consumarmi le dita, ho corretto i suoi errori, risposto a clienti che nemmeno sospettano chi stia davvero lavorando per loro. William, invece, ha passato il pomeriggio con i piedi sulla scrivania, intento a raccontare per l\u2019ennesima volta lo stesso caso, abbellendolo ogni volta di pi\u00f9. Io ero l\u00ec, dietro di lui, a prendere appunti come un\u2019ombra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 19:37.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stringo il cappotto attorno alle spalle, riprendo a camminare. Mi faccio strada tra i quartieri centrali che si alternano a eleganti palazzi vittoriani, negozi illuminati e caff\u00e8 frequentati da uomini colti che discutono ad alta voce. Da una porta socchiusa arriva il suono di un pianoforte. Per un istante mi fermo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 19:38.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Osservo l\u2019interno: luci calde, risate, bicchieri sollevati. Nessuno l\u00ec dentro sembra avere freddo. Nessuno sembra stanco. Poi qualcuno chiude la porta e la musica si interrompe bruscamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:15.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I vicoli diventano sempre pi\u00f9 stretti e silenziosi. Nei quartieri popolari, tra case addossate l\u2019una all\u2019altra e cortili nascosti, la luce dei lampioni fatica a penetrare la nebbia. L\u2019aria qui \u00e8 pi\u00f9 pesante, pi\u00f9 densa. Sa di umidit\u00e0, di fumo e di qualcosa che non riesco a nominare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:18.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accelero il passo. Lo sento. Non lo vedo subito. \u00c8 prima il suo profumo a raggiungermi. Tabacco scadente, mescolato a qualcosa di pi\u00f9 pungente, acre. Un odore che riconoscerei ovunque. Il cuore mi si contrae in un istante. Victor Jenkins.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:19.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo incrocio senza fermarmi. Neppure lui rallenta. \u00c8 solo un attimo, un frammento di secondo in cui le nostre spalle quasi si sfiorano. Non c\u2019\u00e8 bisogno di guardarlo davvero, conosco bene il suo volto. Il taglio della mascella, quell\u2019ombra di sorriso che non promette mai nulla di buono, quegli occhi. Eppure lo vedo lo stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:20.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Continuo a camminare. Non mi volto. Ma l\u2019odore resta, come se mi fosse rimasto addosso, incastrato nei vestiti, nella pelle. Cerco di scacciarlo, ma \u00e8 inutile. Alcuni ricordi non se ne vanno: si limitano a nascondersi, aspettando il momento giusto per riemergere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:22.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le carrozze passano ancora, il rumore degli zoccoli copre per un attimo il battito irregolare del mio cuore. Respiro. Un passo dopo l\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:45.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi accorgo solo ora di aver stretto i pugni cos\u00ec forte da farmi male. Le dita sono rigide, le unghie hanno lasciato piccoli segni nel palmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:47.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono lontana adesso. Lui \u00e8 gi\u00e0 solo una figura inghiottita dalla nebbia e dalla notte, come se non fosse mai esistito. Eppure so che non \u00e8 cos\u00ec semplice. Non lo \u00e8 mai stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:55.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando finalmente raggiungo il mio appartamento, le dita mi tremano mentre infilo la chiave nella serratura. Accendo la lampada sul tavolo, chiudo la porta con pi\u00f9 forza del necessario e resto appoggiata ad essa per qualche secondo. Ascolto. Nulla. Solo il mio respiro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:59.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi tolgo il cappotto ancora umido di pioggia. Lo appendo con cura, anche se una parte di me vorrebbe lasciarlo cadere a terra e dimenticarsene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 21:13.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Metto a scaldare un po\u2019 d\u2019acqua sul fornello. Il semplice gesto mi calma pi\u00f9 di quanto dovrebbe. Osservo la fiamma tremolare, regolare. Quando l\u2019acqua bolle, verso il t\u00e8 nella tazza scheggiata che uso ogni sera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 21:15.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi siedo al tavolo con il t\u00e8 tra le mani. Ripenso alla giornata, a William, ai clienti. Ripenso a quel manifesto. \u201cRivendico il mio diritto a pensare.\u201d Mi sorprendo a ripetere quella frase a bassa voce. Suona diversa qui. Pi\u00f9 vera, forse. Pi\u00f9 pericolosa. Se davvero ho il diritto di pensare, allora ho anche il diritto di agire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 21:37.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi alzo e sistemo alcune carte che ho portato a casa dall\u2019ufficio. Non dovrei, ma se non lo faccio io, nessuno lo far\u00e0. Le osservo: nomi, indirizzi, dettagli che William probabilmente dimenticher\u00e0 entro domani mattina. Io no. Io ricordo tutto. Anche se nessuno lo vede.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 22:10.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Spengo la lampada, lasciando accesa solo la piccola luce accanto al letto. La stanza cambia volto: diventa pi\u00f9 stretta, pi\u00f9 intima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 22:11.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sdraio. Il sonno tarda ad arrivare. Ogni rumore sembra amplificato: un passo lontano, il vento contro i vetri, il cigolio del legno. Ripenso ancora a quell\u2019odore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 22:47.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adesso sono stanca, vado a dormire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Venerd\u00ec 17, 1926<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 7:30<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ormai Londra \u00e8 invasa da una pioggia incessante. Sempre la stessa sensazione mista a angoscia e monotonia, che pi\u00f9 vivevo e pi\u00f9 crescevano dentro di me insieme a un senso di tranquillit\u00e0 e sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tranquillit\u00e0 era diversa quella sera, nonostante la strada fosse la stessa e anche l\u2019orario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nemmeno il tempo di realizzarlo che incrociai il suo sguardo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 sempre stato lui il brio della successione di eventi della mia vita, assortendo ogni piccolo pezzo da farne perdere il senso. E purtroppo, a distanza di anni, mi fa ancora lo stesso effetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcosa di discordante dominava l\u2019aria, un\u2019atmosfera che all\u2019improvviso venne interrotta dalla luce intermittente dell\u2019unico lampione funzionante della strada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accecata da questo discontinuo fascio di luce persi il suo sguardo non vedendolo pi\u00f9 su quel marciapiede. Il brio aveva ripreso su di me il sopravvento, non ero pi\u00f9 tranquilla, iniziavo a provare ansia\u2026 ma soprattutto pesantezza e controllo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo senso di indeterminatezza mi portava ad accelerare sempre di pi\u00f9 il passo e il respiro, al punto da non sembrare quasi pi\u00f9 il mio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi voltai e incrociai nuovamente quegli occhi. Mi fissava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sentii le sue mani serrare le mie braccia, bloccata a un muro, in un vialetto sperduto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ero sola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con lui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel buio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Barcollante su un muretto, mentre provava a soffocarmi, rividi le stanze chiuse, l\u2019aria pesante, le parole sussurrate all\u2019orecchio. Troppo vicino, troppo forti per una ragazza di 16 anni, troppo ingenua e convinta che quella stretta soffocante fosse amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La forza nelle sue mani era sempre la stessa, come quel modo di farmi sentire piccola, invisibile, necessaria solo per i suoi bisogni. Ma so di non essere pi\u00f9 questo tipo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di ragazza, la ragazza di un tempo, la Violet che lo amava incondizionatamente, senza accettare s\u00e9 stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019era del sangue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La scena era cosi inquietante da farmi alzare di soppiatto e farmi spalancare gli occhi: era tutto un maledetto sogno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 10:11.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cameriera apre di fretta la porta, comunica ansiosa che mio fratello William \u00e8 recato gi\u00f9 ad attendermi per un nuovo caso da analizzare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inizio a prepararmi di fretta e furia, e senza gustare la mia colazione mi dirigo con mio fratello sulla scena del crimine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 11:00.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Appena giunti sul luogo del delitto notiamo una folla confusionaria racchiusa in un cerchio attorno al defunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 ci avviciniamo e pi\u00f9 mi sembra tutto cos\u00ec familiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La nostra presenza attira tanto l\u2019attenzione della folla, che tutti si spostano per permetterci di esaminare il corpo. A prima vista riesco a scorgere i suoi piedi e solo allungando lo sguardo riconosco un qualcosa di familiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I suoi occhi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E quel solito accenno di sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma questa volta non mi trasmette la solita agitazione. \u00c8 immobile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 morto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessun caso mi ha mai colpito a tal punto: a furia di osservare il suo volto rigido, si blocca una piccola parte di me e intanto vedo mio fratello con la coda dell\u2019occhio darsi da fare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 11:30.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno mi sfiora la spalla: \u00e8 mio fratello, inconsciamente speravo fosse Victor.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono stata incaricata di interrogare la famiglia del defunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sembra strano. Ho sempre sperato di costruire una famiglia con lui, invece a distanza di anni, mi ritrovo a indagare sul suo omicidio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sento un forte senso di repressione, ma allo stesso tempo il senso di dovere mi spinge ad andare avanti e ad accettare l\u2019incarico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio cos\u00ec, domani andr\u00f2 l\u00ec, ad incontrare il futuro che si \u00e8 costruito senza di<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 22:47.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adesso sono stanca, vado a dormire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Sabato 18, 1926<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 10:30.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra trenta minuti dovr\u00f2 incontrare Mrs. Jenkins.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una strana sensazione mi opprime il petto da quando ho ricevuto il fascicolo del caso. Non riesco a darle un nome preciso. Non \u00e8 paura. Non \u00e8 semplice inquietudine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fuori dalla finestra il cielo di Londra \u00e8 grigio, schiacciato da nuvole basse. Una pioggia sottile scivola lungo i vetri del mio ufficio deformando le luci della strada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ticchettio dell\u2019orologio sembra amplificarsi nel silenzio. Victor Jenkins.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un uomo rispettato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un marito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un padre. Un morto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eppure il suo nome continua a trascinarsi dietro qualcosa di marcio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho passato l\u2019intera notte a rileggere le testimonianze. Nessuno sembra davvero addolorato dalla sua morte. Alcuni lo descrivono come un uomo elegante, carismatico. Altri abbassano lo sguardo non appena viene nominato, come se avessero paura perfino della sua ombra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cosa che pi\u00f9 mi tormenta, per\u00f2, \u00e8 sua moglie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le poche informazioni presenti nel fascicolo parlano di una donna silenziosa, quasi invisibile agli occhi della societ\u00e0 londinese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invisibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Conosco bene quella parola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho come la sensazione di sapere gi\u00e0 cosa trover\u00f2 dietro quella porta. La sensazione di riconoscermi troppo in quella donna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 11:00.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Loro sono l\u00ec, davanti a me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mrs. Jenkins indossa un lungo abito nero, molto austero. Un foulard di seta le cinge il collo color avorio, custodendone con cura la sfiorita giovinezza e le prime sottili increspature che il tempo ha segnato sulla sua pelle.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto a lei, con mio stupore, una bambina spaventata le stringe la mano. Indossa un piccolo vestito a motivo floreale; i capelli biondi, raccolti in una treccia, lasciano scoperto il suo viso di porcellana e, ai piedi, porta due piccole scarpine rosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Piange.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mrs. Jenkins, mi porge la mano e si presenta. Spinge verso di me la bambina, che frettolosamente si asciuga le lacrime con la manica del vestito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo nome \u00e8 Dorothy. Non so cosa pensare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le interrogo separatamente. Parto da Mrs. Jenkins. Inizio chiedendole cosa provi per la morte di suo marito. \u201cSarebbe dovuto succedere prima o poi.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Neanche un velo di tristezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le chiedo dove si trovasse la notte dell\u2019omicidio. Risponde di aver passato la notte a casa con sua figlia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cChe rapporto aveva con suo marito?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuello con Victor, non \u00e8 mai stato un matrimonio felice, ma l\u2019ho sempre amato con tutta me stessa. Anche dopo ci\u00f2 che ha fatto a me e a nostra figlia.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSi spieghi meglio. Che cosa vi ha fatto?\u201d Titubante, si toglie il foulard.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ha strangolata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019improvviso mi sento catapultata nel passato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevo solo quindici anni quando ho conosciuto Victor. \u00c8 stato il mio primo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">amore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio la nostra relazione era perfetta. Victor era il mio principe, un ragazzo onesto, di buona famiglia. Diceva di amarmi veramente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019un tratto, per\u00f2, la maschera del principe cadde, rivelando la belva che<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">nascondeva dietro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cominci\u00f2 con un semplice schiaffo in un momento di rabbia. Disse che era colpa mia, che ero io a renderlo cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sentivo sbagliata, ma facevo di tutto pur di accontentarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">stata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le violenze, per\u00f2, aumentarono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi ricordo quel giorno come fosse ieri: il 17 aprile 1915.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era sera. I miei genitori erano fuori citt\u00e0, mentre mio fratello dormiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sentii dei pugni battere contro la porta, poi la sua voce, furiosa come non era mai<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aprii senza pensare alle conseguenze. Subito sentii la sua mano afferrarmi il collo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli dicevo che non riuscivo a respirare ma lui non ascoltava, continuava a gridare<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLo so che mi hai tradito, confessalo! Pagherai per questo.\u201d Quando quella presa mortale mi lasci\u00f2, avevo il volto rosso, ma non gli bast\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Afferr\u00f2 i miei capelli e mi trascin\u00f2 nella mia camera. Era tutto buio, mi scagli\u00f2 contro ogni parete della stanza. Sentii il rumore delle bambole di porcellana cadere una ad una. Con uno schiaffo mi gett\u00f2 a terra e i frammenti di porcellana si macchiarono del mio sangue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un pugno, un altro, poi un altro ancora. Strisciavo sul pavimento implorandolo di smettere. Non vedevo niente, avevo troppa paura di aprire gli occhi. Ricordo ancora il luccichio del suo anello di smeraldo, l\u2019odore del whiskey incollato alla seta della sua camicia, sentivo il mio corpo schiacciarsi, le mie ossa frantumarsi, ero a stento riconoscibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Victor non voleva fermarsi. Gli piaceva, quasi lo eccitava vedermi soffrire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non so come, n\u00e9 perch\u00e9, ma si ferm\u00f2. Si inginocchi\u00f2 vicino a me, e inizi\u00f2 a piangere. \u201cScusami, scusami amore mio, \u00e8 stata la rabbia, capisci? Questo non sono io, lo sai che ti amo vero? Ti amo tanto.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non risposi, mi ero rannicchiata contro il muro, e lui era l\u00ec, a fissarmi, in attesa della mia risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, questo \u00e8 niente, se confrontato con quello che successe dopo. Impieg\u00f2 del tempo a convincermi a frequentarlo nuovamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni volta che le sue mani si avvicinavano a me sussultavo come se fosse un riflesso. Avevo paura di lui, ma credevo di amarlo. Iniziai a convincermi persino che lui mi amasse davvero e che ci\u00f2 che era accaduto era solo stato un attacco di rabbia. Sembrava diverso, mi regalava un fiore ad ogni incontro, mi compr\u00f2 persino un vestito nuovo. Non aveva mai fatto cos\u00ec tanto per me. Ma quest\u2019illusione dur\u00f2 ben poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era il 20 maggio 1915, le 10 del mattino. Victor aveva organizzato una sorpresa per me:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un picnic!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi port\u00f2 in un campo meraviglioso pieno di fiori, illuminato dal sole, sembrava il paradiso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando il sole cominci\u00f2 a calare, tornammo in auto. L\u2019aveva comprata da poco e la sfoggiava in ogni occasione, come un trofeo. Rimanemmo seduti a guardare le stelle, non mise in moto. In qualche modo una parte di me cap\u00ec quali erano le sue intenzioni. Mi baci\u00f2 appassionatamente e io lo assecondai, il nostro respiro riempiva il silenzio, le sue labbra non volevano staccarsi. Mi spinse contro la portiera. \u201cVictor basta!\u201d gridai, ma la risposta che ottenni in cambio fu: \u201cNon fare la difficile, so che lo vuoi anche tu.\u201d Quando realizzai pienamente cosa stava per succedere era gi\u00e0 troppo tardi. Afferr\u00f2 il corpetto del vestito e mi scaravent\u00f2 sui sedili posteriori, tentai di aprire la portiera, ma era bloccata. Ero in trappola. Si gett\u00f2 sopra di me. Fece scivolare la sua mano fredda sotto la gonna, e mi strinse la gamba tanto da farmi male. Con le poche forze che mie erano rimaste gli piantai le mani nel petto e lo spinsi via, ma il suo anello mi colp\u00ec in pieno volto facendomi sanguinare il labbro superiore. Mi inchiod\u00f2 al sedile, tenendomi i polsi bloccati con una mano. Mi contorcevo affannosamente. Alz\u00f2 la mia gonna di fiori e mise le ginocchia sulle mie gambe per tenerle aperte. Il peso del suo corpo mi schiacciava. Sbotton\u00f2 il pantalone, e l\u00ec inizi\u00f2 la vera tortura. Si era preso il mio corpo e la mia dignit\u00e0. Mi sentivo sporca, lurida, schifosa. Ricordo il suo volto: aveva gli occhi chiusi, il volto verso l\u2019alto, e gemeva, sorrideva. Lo sentivo dentro il mio corpo, violava ogni singola parte di me. Non so quanto tempo pass\u00f2, ma sembr\u00f2 durare all\u2019infinito. Quando fin\u00ec si pass\u00f2 la mano tra i capelli biondi come volesse sistemarli, per indossare la sua maschera da principe. Mentre era ancora sopra di me, mi asciug\u00f2 le lacrime e mi disse che era stato divertente, di non farne una tragedia. Dopo aver congedato Mrs. Jenkins, faccio entrare Dorothy.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La bambina avanza lentamente nella stanza stringendo tra le mani una piccola bambola di stoffa. Tiene lo sguardo basso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per un istante non vedo una testimone. Vedo soltanto una bambina terrorizzata. \u201cCiao, Dorothy.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non risponde.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si siede sul bordo della sedia, rigida, le gambe troppo corte per toccare terra. \u201cNon devi avere paura\u201d, le dico cercando di addolcire la voce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Silenzio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cTi piace disegnare?\u201d Annuisce appena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le porgo un foglio e una matita. Lei li prende lentamente, quasi con diffidenza. Comincia a tracciare linee incerte sul foglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cCom\u2019era tuo padre?\u201d La matita si ferma. \u201cPap\u00e0 urlava.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sento qualcosa stringermi lo stomaco. \u201cUrlava spesso?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei annuisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cPap\u00e0 era sempre arrabbiato.\u201d Stringe pi\u00f9 forte la bambola. \u201cMolto arrabbiato.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La voce le si spezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un brivido mi attraversa lentamente la schiena. \u201cRicordi altro?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dorothy scuote lentamente la testa. \u201cNo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bugia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo capisco immediatamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non \u00e8 la paura di essere scoperta. \u00c8 la paura dei mostri che continuano a vivere nella memoria anche quando sono morti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dorothy mi porge lentamente il foglio. Ci sono tre figure.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una donna. Una bambina.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E accanto a loro una figura enorme, scura. Non ha occhi. Non ha volto. Solo mani nere troppo grandi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel momento comprendo una cosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Dorothy, Victor Jenkins non era un padre. Era un mostro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 19:08.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver terminato gli interrogatori, raccolgo le mie cose e lascio l\u2019ufficio. Cammino senza fretta, ripensando a Mrs. Jenkins e Dorothy.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 ci penso, pi\u00f9 ho la sensazione che questa storia nasconda qualcosa che ancora non riesco a vedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 21:37.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sfoglio ancora una volta il fascicolo Jenkins.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi lo richiudo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Domani sar\u00e0 un altro giorno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 22:47.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adesso sono stanca, vado a dormire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Gioved\u00ec 23, 1926<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 9:00.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 passata quasi una settimana dalla scoperta dell\u2019omicidio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I casi da risolvere e il lavoro da svolgere sono aumentati, ma il caso di Victor \u00e8 sempre l\u00ec presente. Mi sento vicina alla verit\u00e0, ma c\u2019\u00e8 qualcosa che mi turba.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 11:11.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho ripreso il lavoro. L\u2019immagine dalla scena del crimine \u00e8 impressa nella mia mente. Non va pi\u00f9 via. Mi sembra ancora di vedere il suo corpo l\u00ec. Immobile. Esanime. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 impresso nei miei ricordi non rispecchia ci\u00f2 che vedono i miei occhi: una sagoma. \u00c8 tutto cos\u00ec vuoto. Solo ora mi accorgo dell\u2019assenza di alcuni oggetti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 16:05.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho riflettuto a lungo sugli indizi mancanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perch\u00e9 me li hanno nascosti? Sarebbe stato molto pi\u00f9 semplice risolvere il caso in tempi celeri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non pu\u00f2 essere stato William, ma ci\u00f2 non mi sorprende. Lui non ha mai fatto nulla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sar\u00e0 forse stato Robert? Ha sempre cercato di avere il controllo della situazione, ma non ci \u00e8 mai riuscito. Sono sempre stata pi\u00f9 scaltra. \u00c8 inutile adesso continuare a rimuginare sul passato, \u00e8 tempo di agire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 18:28.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ormai \u00e8 passata un\u2019ora da quando sono arrivata al magazzino. Proprio come immaginavo. Ancora una volta Robert ha dimostrato di essere un uomo vile e meschino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ha cercato di intrattenermi proprio all\u2019entrata del magazzino con le sue stupide domande. Tutto pur di mettermi i bastoni fra le ruote. Ci\u00f2 non mi ha impedito di continuare le mie ricerche, ovviamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 20:42.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo ore intense di ricerca ho trovato finalmente la scatola. Un cappello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un paio di guanti. Un anello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutte cianfrusaglie. Nessuna traccia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutte le mie fatiche sembrano essere state vane. No, non pu\u00f2 finire cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sento che qualcosa mi sfugge.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Ore 22:22.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il magazzino tra poco chiuder\u00e0. Devo sbrigarmi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi tocca sistemare le cose. Un cappello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un paio di guanti. Un anello.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un fazzoletto\u2026 perch\u00e9 non l\u2019ho visto prima?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cV. J.\u201d queste sono le iniziali ricamate sul pezzo di stoffa che ho tra le mani. C\u2019\u00e8 del sangue.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>22:31.<\/em><em><\/em><br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cammino per strada. Non c\u2019\u00e8 nessuno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ripenso a quelle iniziali. Le sue iniziali. <em>No<\/em>, le mie iniziali. No, le <em>mie<\/em> iniziali. Le <strong>mie<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>22:47.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adesso sono stanca. Ma questa volta non riuscir\u00f2 a dormire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Collettivo Pink is Cool<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Barra Roberta<br>Caputo Sabrina <br>Costantini Ludovica <br>Loffredo Elisa<br>Mancino Vittoria Celeste <br>Salemme Francesca<br>Sardella Gaia<br>Scotti d\u2019Abbusco Arianna Pia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Londra, Novembre Gioved\u00ec 16, 1926 Ore 19:11. \u00c8 da due settimane che piove a dirotto, le strade sono umide, ogni tanto la figura di un poliziotto in pattuglia emerge dalla fitta nebbia mescolata al fumo del carbone bruciato nelle fabbriche e dei camini delle case. 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